Nuova Cagiva Mito: MV deve ripartire dal suo… MITO!

Il marchio Cagiva giace sotto la polvere e la gloriosa Casa di Schiranna continua a navigare in una situazione difficile. In un mercato delle piccole cilindrate in netta crescita è ora di risvegliare l’Elefantino e realizzare la Mito del futuro: base ciclistica supercollaudata, motore monocilindrico 300cc e 500cc, tanta sportività e leggerezza per un sogno che conquisterebbe i giovani ed i piloti più esperti.

Ducati spopola con la sua nuova Scrambler, rinasce il Benelli Leoncino e torna alla ribalta pure il Fantic Caballero:  per MV Agusta credo sia ora di tirare fuori dagli archivi i progetti del “suo” Mito e tornare in pista con una moto che rappresenterebbe il sogno di nuove e vecchie generazioni.

Voi mi direte: “che c’azzecca una sportiva con delle moto in stile classic?” Nulla, ovviamente. Però è pur vero che Honda CBR 300/500, KTM RC 390, Yamaha YZR R3 e via dicendo (solo per citare alcuni modelli del segmento) sono lì a dimostrare che la passione per le piccole supersport è viva e vegeta. Immaginando una moto realmente caratterizzata da una forte sportività (ciclistica, freni e sospensioni) viene facile pensare che un modello capace di distinguersi dalla concorrenza potrebbe davvero diventare il riferimento di questo rinato settore, soprattutto se avvallato da un “brand” di assoluto valore come quello dell’Icona Cagiva dei tempi d’oro. Penso ad una Mito versione 2.0, per forza di cose piegata alle imposizioni delle normative sull’inquinamento (quindi 4T) ma intatta nel fascino pistaiolo. Immagino una moto che abbia come base tecnica l’immarcescibile telaio a doppio trave in alluminio, probabilmente la struttura più longeva dell’intero panorama motociclistico mondiale (invariato dal 1990 a oggi); penso ad una moto che da quella base non si discosti pesantemente, anzi, se non per l’adozione di alcuni particolari oggi indispensabili per una sportiva vera. Ecco quindi un bell’impianto frenante con pinza e pompa radiali, una strumentazione digitale e poco altro.

Cagiva Mito 2 1992Volendo esagerare, il sogno sarebbe quello di vedere la Mito del futuro equipaggiata con un bel forcellone monobraccio, ormai marchio di fabbrica della produzione italiana più sportiva, magari abbinato a cerchi e pneumatici maggiorati. Per i propulsori la scelta è ampia e, nell’era della globalizzazione, nessuno si scandalizzerebbe se l’Azienda varesina guardasse ad una produzione di alto livello made in China. Oppure non occorrerebbe nemmeno andare molto più in là di Cassinetta di Biandronno (VA), ex sede Husqvarna e ora base operativa del rinato marchio SWM (joint venture con Chongqing Shineray Motorcycle Co). Un bel monocilindrico 500cc – 4T da 52 cv come QUESTO, oppure un 300cc come QUESTO: motori moderni, con alimentazione ad iniezione elettronica, testate a quattro valvole, raffreddamento a liquido e via dicendo, e che immagino potrebbero essere proposti a prezzi abbordabili.

Perché una nuova Cagiva Mito?

Cagiva Mito racing 1991Il motivo è semplice: oltre a rilanciare un Marchio che ormai sonnecchia da tanto (troppo) tempo, permetterebbe al Gruppo MV di tornare a costruire moto destinate al pubblico generalista, senza inficiare l’immagine e le peculiarità delle sportive premium che ha sfornato nella sua storia più recente. Andando indietro negli anni ad appena due o tre stagioni fa, l’Azienda si era mossa in questa direzione proponendo una versione Brutale 800 a circa 8.000 euro, ma questa strategia – che di fatto snaturava il concetto di esclusività – venne ben presto abbandonata in virtù degli elevati costi di programmazione (tradotto: se progetti di vendere X moto in più devi assicurarti anche X forcelle, X freni e via dicendo) che hanno anche contribuito a minare la solidità finanziaria del Gruppo. Con il rilancio di Cagiva il problema sarebbe analogo, anche se fortemente ridimensionato. Come detto, la base tecnica c’è già, ed è validissima, quindi i costi di progettazione ed ingegnerizzazione dovrebbero essere ridotti. A questo si unirebbe l’acquisto di motori dall’esterno, con ovvie ripercussioni economiche sull’intero budget del progetto. Al netto degli inevitabili costi di sviluppo e finalizzazione, del marketing e della comunicazione, penso comunque che l’operazione possa essere tutt’altro che impossibile. In un sol colpo i vertici MV Agusta darebbero al mondo intero una forte immagine di vitalità, prendendo le distanze dalle molte proposte “pseudo-sportive” della categoria 300/500 cc di oggi. Ciclistica al top, leggerezza assoluta e guidabilità di eccellenza della Mito scaverebbero un solco profondo tra questa moto e la quasi totalità dell’attuale produzione mondiale della categoria. Inoltre, in MV realizzerebbero quella moto che in tanti ancora oggi aspettano, una vera supermono stradale. La Mito è un mito di nome e di fatto, capace di conquistare i giovani di due generazioni arrivando ai giorni nostri praticamente immutata. Una leggenda narrata per oltre 20anni di cui sarebbe un peccato mortale non scrivere un secondo avvincente capitolo. E il mercato, pur di nicchia, premierebbe l’iniziativa.

Il design: come dovrebbe essere la Cagiva Mito del futuro

Cagiva Mito prima serieNei miei voli pindarici ho ragionato spesso su come dovrebbe essere la nuova Cagiva Mito, arrivando alla conclusione che la moto dovrebbe riproporre in chiave moderna i dettami caratteristici della cagiva-mito prima serieprima generazione. Dopo aver ripreso le linee della Ducati 916 e scimmiottato con la versione 525 le (improbabili) parvenze della mitica Cagiva 500 GP, la Mito di nuova generazione a mio avviso dovrebbe nascere esattamente dalla sua storia, aggiornata ma fedele a quelle linee che l’hanno resa un’opera d’arte amata in tutto il mondo. I fari tondi caratteristici oggi dovrebbero essere a LED, mentre l’altrettanto distintiva carenatura sigillata oggi la vedrei bene tagliata da feritoie laterali, in funzione delle esigenze di raffreddamento di un propulsore 4T ma anche – e soprattutto – per mettere in bella evidenza il telaio così come avvenuto per le generazioni successive. Il massimo, volendo esagerare, potrebbe essere uno scarico sotto al motore totalmente nascosto dalla carena, con solo il silenziatore di scarico a fare capolino all’estremità laterale della pancia inferiore. La coda, squadrata e massiccia, dovrebbe essere resa più slanciata con un sapiente lavoro di rimodellamento dei fianchi, e ovviamente impreziosita dal mitico faro posteriore sdoppiato. Esattamente come fu per la prima Mito, la nuova generazione dovrebbe essere anticipata da una versione naked, aggressiva e sopra le righe come lo è stata la progenitrice nel lontano ’90, la moto che fu l’antipasto di un successo planetario e ancor oggi vivo e vegeto. Due moto una sola anima, quella della racer di razza capace di affascinare chi sia avvicina al mondo delle moto sportive (versione 300 cc) e chi punta invece a divertirsi su strada e in pista senza doversi scontrare con potenze monstre.

L’idea di veder morire una moto così a me lascia una tristezza infinita, e ho la certezza che siamo in tanti a pensarla così. Che ne dite, la “nuova Cagiva Mito” è una idea malsana?

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leslie S. Author

Giornalista dal 2014 - specializzazione "Moto e Auto"

Comments

    ale

    (6 dicembre 2016 - 19:06)

    giusto per precisare apparte i 440 derivazione Honda e il 125 che monta solo il basamento della shineray mentre termica completa nuovo progetto swm tutto il resto della gamma 300 500 e 650 sono totalmente progetti italiani e costruiti in Italia nello stabilimento di Varese come tutta la gamma completa di motociclette.

      leslie S.

      (6 dicembre 2016 - 20:38)

      Ti chiedo scusa Ale, ringraziandoti della precisazione. Sugli appunti presi a Eicma 2015 ho trovato solo la dicitura “capitali Shineray” così non mi sono posto il problema. La mia, tra l’altro, voleva essere tutt’altro che una critica verso prodotti che ritengo estremamente interessanti e ben fatti. Correggo il mio pensiero anche nel testo.
      Ciao! Leslie

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