Garanzia di conformità moto usata: informarsi prima di comprare

Acquistando una moto usata ho diritto alla garanzia? Per quanto tempo il mio motoveicolo è coperto dai guasti e quali sono i danni che mi saranno rimborsati?

Questi e numerosi altri sono i dubbi che ancora affliggono chi cerca una moto usata. Spesso per questa ragione si cerca di comprare il veicolo presso un concessionario noto della zona, o magari direttamente da un conoscente (privato) in virtù del fatto che si conosce direttamente come è stata tenuta e utilizzata la moto.

Storia della garanzia moto usate

Fino al 2002 il Codice Civile (articoli 1490 e ss.) prevedeva che il bene venduto fosse esente da vizi per almeno 1 anno dalla consegna. La Direttiva 1999/44 CE, recepita con  DLgs 24 del 2 febbraio 2002, prevede l’ampliamento della tutela del consumatore ed una maggiore responsabilità del venditore. Con DLgs 206 del 6 settembre 2005 tale disciplina è confluita nel Codice al Consumo (art. 128 e ss.) con il nome di “Garanzia Legale di Conformità”.

La GLC tutela il consumatore in caso acquisto di prodotti difettosi, che funzionano male o non rispondono all’utilizzo dichiarato dal venditore o al quale quel bene è generalmente destinato. In sintesi, la norma prevede che il consumatore possa far valere i propri diritti in materia di garanzia legale rivolgendosi direttamente al venditore del bene, anche se diverso dal produttore (ovvero il Concessionario). Va da sé che, come noto, acquistando la moto da un privato non si ha diritto ad alcuna garanzia, salvo difetti o alterazioni (ad esempio la manomissione del contachilometri) “occultati” prima della vendita: in questi casi la disciplina alla quale fare affidamento sarà quella penale, con l’obbligo da parte dell’acquirente “truffato” di dimostrare l’eventuale raggiro.

Tornando alla Garanzia Legale, in presenza di un vizio di conformità il consumatore ha diritto alla riparazione o addirittura la sostituzione del bene difettoso da parte del venditore, senza addebito di spese, salvo che il rimedio richiesto sia impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro. Se la sostituzione o la riparazione non sono possibili, il consumatore ha comunque diritto alla riduzione del prezzo o ad avere indietro parte o tutta la somma spesa per l’acquisto, commisurata al valore del bene, a fronte della restituzione al venditore del prodotto difettoso. A questo punto però gli scenari potenziali sono molteplici: chi determina la difformità del bene, il costo della riparazione e/o l’eventuale risarcimento? In linea di principio, entro i primi sei mesi dall’acquisto il commerciante avrà l’onere di dimostrare come il difetto non fosse presente al momento della vendita; nel periodo successivo sarà invece il cliente a dover dimostrare il contrario, e questo orientamento è spesso causa di discussioni tra venditore professionista ed acquirente. Come riporta l’Antitrust (Autorità Garante del Mercato e della Concorrenza) gli obblighi del venditore sono “prendere in consegna il prodotto difettoso per verificare se il malfunzionamento dipenda o meno da un vizio di conformità. In particolare: (I) per i difetti che si manifestano nei primi sei mesi dalla data di consegna del prodotto la verifica è sempre a carico del venditore in quanto si presume che esistessero al momento della consegna; (II) successivamente, nel solo caso in cui il malfunzionamento non dipenda da un vizio di conformità, può essere chiesto al consumatore il rimborso del costo – ragionevole e preventivamente indicato – che il venditore abbia sostenuto per la verifica; riscontrato il vizio di conformità, dovrà effettuare la riparazione o la sostituzione del bene entro un congruo tempo dalla richiesta e senza addebito di spese al consumatore”.

 

La Garanzia Legale di Conformità ha durata due anni, anche se il commerciante ha facoltà di ridurre questo limite temporale a 12 mesi dalla data di acquisto del bene, purché sia ben evidenziato nel contratto di acquisto. In caso contrario valgono i 24 mesi.

Trattandosi di un bene usato, pertanto soggetto a naturale usura, il commerciante ha diritto a chiedere un contributo per la riparazione al cliente finale? No, nessun diritto, a patto che il bene torni esattamente alle condizioni concordate in fase di vendita. Facciamo un esempio:  nel caso della rottura di un motore, in alternativa alla restituzione del mezzo, il commerciante avrebbe facoltà di sostituire il motore con un altro componente avente le medesime caratteristiche di usura: ovviamente l’operazione è spesso difficile o impossibile, pertanto, qualora si procedesse all’installazione di un motore nuovo, è possibile che al cliente finale venga richiesto un contributo per il ripristino del mezzo, in quanto gli verrà riconsegnato in condizioni “migliorative” rispetto alle condizioni contrattuali di acquisto (nell’esempio specifico: zero chilometri – NDR). Si tratta ovviamente di un esempio generico, per il quale si aprono una molteplicità tale di possibili scenari che risulta molto difficile scendere nel dettaglio. Sempre più spesso, proprio per mettersi al riparo da questi problemi – ed eventuali azioni legali – le concessionarie scelgono di stipulare delle garanzie convenzionali (o “commerciali”), ma di questo argomento tratteremo a breve.

Il venditore dell’usato: come tutelarsi?

Il venditore si impegna a consegnare il veicolo in condizioni perfettamente in linea con quanto descritto nel contratto di acquisto o pubblicizzato. Questo vale per tutte le caratteristiche della moto, visibili e non visibili. Il modo migliore che ha il commerciante per tutelare i propri interessi è quello di formulare una scheda dettagliata del prodotto usato contenente tutte le condizioni del mezzo al momento dell’acquisto: da quelle degli organi meccanici fino a freni e pneumatici, segnalando eventuali interventi da fare nel periodo immediatamente successivo all’acquisto da parte del nuovo proprietario (tagliandi, controlli e via dicendo). Questo documento dovrebbe poi essere sottoposto al cliente, con tanto di firma per accettazione. Purtroppo sono ancora pochissimi i concessionari che si premurano di tutelarsi in questo modo, lasciando aperta la strada a un’infinità di potenziali controversie. Per riassumere questo concetto, ecco un esempio: se il concessionario pubblicizza esplicitamente un veicolo come “pari al nuovo” il cliente è potenzialmente portato a volere un mezzo che non necessiti di manutenzione ordinaria o straordinaria, comprensiva del materiale di consumo. Nel caso si presentasse immediatamente l’esigenza della sostituzione delle pastiglie freno e il cliente riuscisse a dimostrare d’aver fatto l’acquisto allettato proprio dalla formula “pari al nuovo”, il commerciante è tenuto a sostituire persino un componente soggetto per sua stessa natura ad elevata usura e quindi non rientrante neppure nella garanzia di fabbrica. Chiaro?

È bene tenere a mente che la denuncia deve essere inviata a mezzo raccomandata a.r. all’indirizzo del venditore. In tal, come riporta l’Associazione dei Consumatori Adiconsum, “è importante poter dimostrare la data di consegna del veicolo facendosi rilasciare sempre una ricevuta firmata dal venditore onde evitare possibili contestazioni relative alla data di scadenza della garanzia. In assenza di tale documento farà fede la data del passaggio di proprietà effettuato al PRA”.

In nessun caso un commerciante (quindi possessore di P.Iva) potrà esimersi dalla Garanzia Legale di Conformità. La formula “visto e piaciuto”, quantunque inserita in qualsiasi contratto, è ritenuta giuridicamente non valida.

Garanzia Usato: in sintesi

Tirando le somme, cosa è lecito aspettarsi dal concessionario in termini di garanzia sull’acquisto di un veicolo usato? Sicuramente è bene controllare sul contratto i termini temporali, ovvero se è segnalata la clausola “garanzia 12 mesi” oppure no. In caso contrario, lo ricordiamo, la legge prevede che la garanzia sia di 24 mesi dalla data di acquisto. In secondo luogo, la Garanzia Legale di Conformità comporta l’obbligo da parte del venditore di ripristinare le condizioni del veicolo esattamente come prima del guasto, riportandolo alle medesime caratteristiche entro tempi ragionevoli. Se il mezzo dovesse subire un “miglioramento” delle condizioni rispetto a quando è stato venduto il commerciante potrebbe richiedere un contributo alla riparazione.

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Leslie Scazzola Author

Giornalista dal 2004 - specializzazione "Moto e Auto"

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