Nuova Cagiva Mito: MV deve ripartire dal suo… MITO!

Cagiva Mito 1990Il marchio Cagiva giace sotto la polvere e la gloriosa Casa di Schiranna continua a navigare in una situazione difficile. In un mercato delle piccole cilindrate in netta crescita è ora di risvegliare l’Elefantino e realizzare la Mito del futuro: base ciclistica supercollaudata, motore monocilindrico 300cc e 500cc, tanta sportività e leggerezza per un sogno che conquisterebbe i giovani ed i piloti più esperti.

Ducati spopola con la sua nuova Scrambler, rinasce il Benelli Leoncino e torna alla ribalta pure il Fantic Caballero:  per MV Agusta credo sia ora di tirare fuori dagli archivi i progetti del “suo” Mito e tornare in pista con una moto che rappresenterebbe il sogno di nuove e vecchie generazioni. Voi mi direte: “che c’azzecca una sportiva con delle moto in stile classic?” Nulla, ovviamente. Però è pur vero che Honda CBR 300/500, KTM RC 390, Yamaha YZR R3 e via dicendo (solo per citare alcuni modelli del segmento) sono lì a dimostrare che la passione per le piccole supersport è viva e vegeta. Immaginando una moto realmente caratterizzata da una forte sportività (ciclistica, freni e sospensioni) viene facile pensare che un modello capace di distinguersi dalla concorrenza potrebbe davvero diventare il riferimento di questo rinato settore, soprattutto se avvallato da un “brand” di assoluto valore come quello dell’Icona Cagiva dei tempi d’oro. Penso ad una Mito versione 2.0, per forza di cose piegata alle imposizioni delle normative sull’inquinamento (quindi 4T) ma intatta nel fascino pistaiolo. Immagino una moto che abbia come base tecnica l’immarcescibile telaio a doppio trave in alluminio, probabilmente la struttura più longeva dell’intero panorama motociclistico mondiale (invariato dal 1990 a oggi); penso ad una moto che da quella base non si discosti pesantemente, anzi, se non per l’adozione di alcuni particolari oggi indispensabili per una sportiva vera. Ecco quindi un bell’impianto frenante con pinza e pompa radiali, una strumentazione digitale e poco altro. Read more

Suzuki Moto, rilancio a partire dal 2017 con alcuni nuovi modelli. Ecco un’idea per sostenere il momento di transizione

2017-suzuki-sv650-abs-19_1600x0wDopo aver mostrato diversi prototipi (finora rimasti tali), tramite il nuovo direttore generale “due ruote” l’Azienda preannuncia l’arrivo di numerose novità nel triennio 2017 – 2018 e 2019. E se si cominciasse oggi stesso?

Sono in molti ad aspettarsi una svolta decisa da parte di Suzuki nel settore due ruote. In Italia, la Casa giapponese è relegata a un ruolo che non le compete, quello del fanalino di coda nelle vendite tra le quattro grandi industrie motociclistiche del Sol Levante e, soprattutto, lontana anni luce rispetto al recente passato da protagonista del mercato. Va detto che la Multinazionale di Hamamatsu – così come molte concorrenti – realizza i principali profitti nel settore due ruote in altri mercati (prima di tutto quello indiano) ma è evidente che in Europa non goda di un momento di particolare entusiasmo. Inoltre, a livello globale i risultati finanziari dell’ultimo esercizio non sono buoni, segnando per il business moto  una perdita pari a 10,2 miliardi di Yen (85 milioni di Euro). Insomma, serve una svolta.

Stringendo il discorso all’Europa e all’Italia, il perché di questa situazione, detto banalmente, è riassumibile nella carenza di prodotto, ovvero in una offerta oggi datata e incompleta frutto di un’ eccessiva prudenza nel periodo di crisi economica. Le altre aziende giapponesi, solo per fare un paragone diretto, hanno continuato a investire anche nel periodo di difficoltà mondiale, e oggi si godono i frutti di quella pianificazione. Pensiamo a Yamaha: la Casa dei tre Diapason ha proposto negli ultimi due anni altrettante piattaforme completamente inedite come quella bicilindrica 700 cc e tre cilindri 900 cc, allestendo intorno ad esse una gamma di modelli completa ed esaustiva. Un progetto motociclistico “ex novo” richiede almeno 2/3 anni di gestazione anche per un colosso industriale come Yamaha, quindi va da sé che a Iwata abbiano stretto la cinghia pur non non farsi trovare impreparati alla ripresa dell’economia. Honda, dal canto suo, ha portato “in pista” la nuova Africa Twin (la RCV stradale è una cosa a parte) e proseguito nello sviluppo della sua gamma, sfornando aggiornamenti importanti per la famiglia NC e molto altro. Kawasaki, infine, con la H2R ha avuto l’ardire di proporre il ritorno del compressore, gettando le basi per una famiglia “supercharged” che presto dovrebbe vedere la luce. Non si tratta di una critica alla strategia Suzuki, bensì di una semplice considerazione: qualche concept mai portato a compimento come la Recursion e la rivisitazione di alcuni modelli (V-Strom 1000 e SV650) assieme all’anticipazione della futura GSX-R1000 sono poca cosa se paragonati alla “concretezza” della concorrenza, e hanno ottenuto come risultato solo quello di far “galleggiare” il Marchio in attesa del debutto definitivo di qualcosa di veramente inedito.  Read more

Mercato moto 2016: bene Piaggio, ma per le moto Aprilia quale futuro?

Aprilia Tuono 1100 RRA Pontedera sono focalizzati su altri marchi/segmenti con buoni risultati, mentre a mio avviso il brand Aprilia non sembra al centro degli interessi del Gruppo. E le moto non si vendono. Modelli, rete commerciale, ricambi e marketing: qual è il problema?

In apertura, prendo spunto da una frase già pronunciata da un collega premettendo che faccio parte della “generazione Aprilia”: sono cresciuto col mito di Alex Gramigni che portava la sua RS125 al primo titolo iridato nel Mondiale GP (1992), della mitica RS-W 250 #4 con i colori Chesterfield di Max Biaggi (Campione del Mondo ’94 –’95 – ’96 con questa moto) e, ancora, delle AF1/RS stradali le quali immagini mi ipnotizzavano ore davanti ai giornali. Sono diventato adulto con la leggenda della Casa veneta vincente, ambita sul mercato e inarrivabile in pista, e ancor oggi ogni qual volta poggio le mie terga su una Aprilia lo faccio con emozione e tanta aspettativa. Le cose però non vanno bene per il Marchio veneto.

Sul mercato italiano, da gennaio ad aprile 2016, la moto Aprilia di maggior successo è stata la Tuono V4 1100 RR, che in quattro mesi ha raccolto 98 preferenze conquistando il 73° posto nella classifica delle Top 100. Se per la naked supersportiva si tratta di un buon risultato (i numeri delle altre protagoniste del settore sono più o meno impietosi) bisogna dire però che gli altri modelli della Casa di Noale sono letteralmente scomparsi dai radar. Caponord, Dorsoduro, Shiver e via dicendo sono semplicemente spariti dalle classifiche, nonostante alcuni segmenti (crossover in testa) crescano come non mai. Dall’esterno la mia percezione è quella che al Gruppo Piaggio attualmente interessi poco del suo Brand sportivo, nonostante la Multinazionale di Pontedera abbia venduto nel mondo (da gennaio a marzo 2016) un totale di 74.800 veicoli a due ruote, in crescita rispetto al primo trimestre 2015 (74.200 unità) con un aumento del fatturato netto pari al 2%. Ok, c’è l’impegno in MotoGP, ma non sono certo che questo basti per rilanciare l’immagine di un Marchio storico.

Con tutto il rispetto che nutro per il marchio Aprilia e il suo team, provo a mettere nero su bianco quelli che sono a mio avviso sono gli elementi che hanno portato a questa situazione nelle vendite. Ovviamente si tratta di considerazioni assolutamente personali e legate al mercato nazionale, anche se mi viene facile pensare che la situazione non cambi significativamente analizzando i numeri provenienti da altri paesi.

In sintesi, quando un’Azienda o un Brand non vende, gli elementi da considerare sono i seguenti: prodotto, rete vendita, post-vendita, marketing e strategia di comunicazione. Non sono solo questi, ovviamente (ad esempio la situazione economica, gli stock e via discorrendo) ma proviamo ad analizzare i primi nel dettaglio.

Read more

Prova: al volante della nuova Suzuki BALENO

 

Al volante 2Per una volta ho lasciato a casa casco e guanti e mi sono messo al volante della nuova berlina compatta giapponese nella versione 1.2 DualJet in allestimento B-Top

Peschiera del Garda (VR) – Suzuki Baleno è la nuova proposta della Casa giapponese che affianca nell’offerta “segmento B” la ben nota Swift. L’inedita hatchback si presenta al debutto nelle concessionarie europee con un biglietto da visita importante: in India, dove l’auto è commercializzata dallo scorso gennaio (e dove ha sede la produzione) gli esemplari venduti hanno già superato quota 100.000 unità, obbligando la Casa a rivedere stime produttive e quote di esportazione destinate ad altri Paesi in funzione dell’elevata richiesta. Uno sguardo alla vettura ferma nel parcheggio ed ecco la prima valutazione: in foto la Baleno sembra tutta un’altra cosa. Il singolo frame non rende giustizia alle forme armoniche dell’auto, alla vista laterale sagomata e all’immagine frontale vagamente sportiva. Le foto che avevo visto finora erano quelle “congelate” di una vettura fin troppo seriosa e priva di carattere, mentre il tema dinamico del design (in Suzuki lo chiamano Liquid Flow) dal vivo è davvero tutt’altra storia. Insomma, prima di dire “mi piace” o “non mi piace” è obbligatorio andarla a vedere dal vivo.

Read more